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L'oasi faunistica viene istituita nel 1969 e rappresenta quindi la prima area protetta della Provincia.
Fu istituita, anche grazie al sostegno delle associazione venatorie, al fine di favorire la reintroduzione dello stambecco, ormai quasi scomparso sulle Alpi.
Gli esemplari liberati nell'arco di più anni provenivano dalla Valsavaranche, nel Parco del Gran Paradiso, dove viveva una delle ultime colonie delle Alpi.
Trovando idonee condizioni ambientali, gli stambecchi si sono riprodotti colonizzando l'alta Valle Anzasca e la Valle Antrona. Attualmente si stimano circa 120 esemplari solo a Macugnaga.
Lo stambecco (Capra Ibex) è un ungulato caratteristicamente legato agli ambienti di alta quota (2100 - 3300 mt.).
In inverno predilige i versanti molto ripidi, ben esposti al sole, che si liberano rapidamente dalla neve.
E' un erbivoro con la capacità di utilizzare foraggi molto poveri, in prevalenza graminacee; in inverno si ciba di ginepro e arbusti nani.
Nel 1816 lo stambecco era ridotto ad un numero meno di 100 capi concentrati nel Massiccio del Gran Paradiso.
La mancata estinzione è dovuta all'istituzione della Riserva Reale nel 1836 e del Parco Nazionale nel 1922.
Ridistribuito sulle Alpi oggi lo stambecco ha colonizzato buona parte dell'arco alpino, con una popolazione che ha raggiunto i 21.000 esemplari. L'oasi faunistica di Macugnaga si sviluppa in alta Valle Anzasca, laddove i versanti vallivi cominciano ad innalzarsi verso le vette del Rosa, che qui domina con tutta l'imponenza della sua parete Est, alta ben 2500 metri al di sopra del piano vallivo dell'Alpe Pedriola, ove sorge il Rifugio Zamboni.
L'itinerario ad anello impegna un'intera giornata ed attraversa tutta l'oasi faunistica; nella stagione più propizia (tarda primavera ed autunno) è possibile ammirare i camosci e gli stambecchi che popolano le balze più basse, prima che, con la stagione estiva, si alzino in quota.
Altro motivo di grande interesse è costituito dall'attraversamento delle morene e del ghiacciaio del Belvedere ( senza pericoli e necessità di attrezzatura alpinistica, se si rimane sul percorso segnalato) e l'osservazione della flora dell'ambiente periglaciale.
Chi raggiunge il Lago delle Locce può osservare un interessante fenomeno geologico: il lago si è formato all'interno del cordone morenico del ghiacciaio in ritiro ed un certo tratto della sponda è formato da ghiaccio.
Il circuito può essere facilitato se si utilizza la Seggiovia del Belvedere; può essere anche suddiviso in due giornate, con salita in seggiovia e discesa lungo le due tratte del percorso.




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